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Progetti speciali
Progetti speciali
RECUPERO E RESTAURO CONSERVATIVO DEL CENTRO STORICO RURALE "VILLA PEPOLI"

RELAZIONE GENERALE



Cenni storici

La “Viglia” si raggiunge percorrendo la stretta strada che dalla Licinese sale verso la sommità del colle, e si presenta come un piccolo borgo rurale costituito da una serie di volumi aggregati intorno alla chiesa posta al centro del complesso edilizio. Giunti sul cortile, sul lato nord, essa acquista una figura meno articolata e più compatta: i tre volumi principali sono disposti a formare una “C” con al centro un ampio cortile chiuso su tre lati.
La composizione è simmetrica rispetti all’asse della chiesa (simmetria ricercata ma non perfettamente ottenuta), con i due volumi emergenti e più alti posti sui lati corti mentre il terzo volume, più basso di un piano, occupa il lato lungo della “C”. La cadenza delle bucature e la ripetitività degli elementi stilistici danno ai tre prospetti che si affacciano sulla corte un aspetto austero e definito.
L’intero complesso della villa, così come si presenta oggi, è certamente frutto di un continuo processo di aggregazione di nuovi edifici intorno all’organismo originario, di cui, vista la scarsità di documenti di archivio esistenti e conservati presso gli archivi del Comune di Monteleone Sabino e della Provincia di Rieti, non si è in grado di stabilire con esattezza la sua origine e forma, anche se da una attenta lettura in pianta del complesso edilizio e dalla regolarità di alcuni ambienti si può dire che tutti i volumi del fronte sud (magazzino e casa, portico e cucina) e parte del piano terra e i due piani del blocco est sono certamente delle aggiunte fatte in epoche più o meno recenti. In particolare proprio della realizzazione blocco est si ha un riferimento nel verbale relativo al passaggio delle consegne tra il Commissario uscente Dott. Cesare Ramadori e quello entrante Dott. Bernardino Giovannelli, redatto in data 04.03.1928. In questo documento il Commissario uscente descrive l’opera compiuta nei due anni del suo mandato e fa riferimento alla “ricostruzione e nuovo fabbricato annesso alla sede fattorale della Villa destinato alla scuola pratica dei contadini sabini e dei licenziati in agraria”. Se si confronta questo documento con l’inventario dei beni posseduti dalla Fondazione , nel quale dalla dettagliata descrizione degli ambienti della villa non si fa riferimento a dei locali destinati a scuola, si può dire che il blocco est è stato realizzato negli anno tra il 1925 e il 1928.
La villa è stata da sempre il centro dei beni ex gesuitici che, nella provincia reatina, si estendevano per circa 500 ettari nei territori dei Comuni di Monteleone Sabino, Poggio Moiano, Frasso, Poggio Nativo e in piccola parte anche nel Comune di Scandriglia (Monte Calvo). Questi beni, in origine posseduti dal casato dei Ciccolotti, agli inizi del XIX secolo vennero acquistati dalla Compagnia di Gesù, che li possedette fino all’Unità d’Italia quando il Governatore dell’Umbria, Marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, con Decreto requisì di fatto tutti i beni posseduti nella provincia reatina dalla Compagnia . Nel Decreto si fa un esplicito riferimento allo scopo verso cui verranno destinati tali beni: “… debbono volgersi per giustizia sociale alla diffusione dei lumi, e all’incremento della popolare cultura”.
Questo scopo divenne poi la ragione sociale dell’Ente Morale denominato Fondazione Sabina Gioacchino Napoleone Pepoli, istituita con Decreto n° 1730 del 11.09.1925: “La Fondazione ha per iscopo di sovvenire, con la erogazione delle proprie rendite nette, l’istruzione elementare dei Comuni più poveri (…) a) - concorrere nelle spese di costruzione degli edifici scolastici; b) - concedere sussidi a favore degli asili infantili; …” . Pertanto le rendite dell’azienda agricola dovevano essere investite nell’istruzione delle popolazioni nelle aree più disagiate della provincia Sabina. Ma non solo. Il verbale gia citato, ci dice che la villa stessa, oltre che ad essere la sede fattorale della Fondazione, divenne, già a partire dalla sua istituzione, sede di una “scuola pratica dei contadini sabini e dei licenziati in agraria ….” in cui vi erano anche “un vivaio di gelsi, un vivaio di viti speciali, nonché un vivaio di ulivi” . Questo documento è importante per tre motivi:
1. la villa fu un importante centro di formazione (scuola di pratica agraria per i contadini) per chi già lavorava nell’agricoltura, e di specializzazione pratica per chi era diplomato in agraria e aveva una istruzione superiore (licenziati in agraria);
2. per tale scopo il complesso della villa venne ampliato con l’aggiunta del blocco est;
3. vi era un particolare interesse per la coltivazione della vite e dell’ulivo.
Pertanto l’istruzione scolastica non era soltanto uno scopo da promuovere in altri territori svantaggiati, ma fu un’attività che venne svolta direttamente dalla Fondazione Pepoli in uno spazio appositamente costruito nel complesso della villa.

Descrizione dell’intervento progettuale

L’intervento progettuale proposto tende al recupero della villa sia dal punto di vista edilizio sia dal punto di vista della sua identità di “luogo” della formazione, legata a tematiche ambientali, con risvolti specifici verso il settore dell’agricoltura .
Il problema di fronte al quale ci si è trovati nell’approccio progettuale nei confronti di un organismo edilizio di particolare rilevanza da un punto di vista architettonico e carico di storia, legato fortemente al progresso delle popolazioni locali, è proprio l’esistente. Il problema del rapporto da intrattenere con la sua autenticità.
A nostro avviso l’autenticità del complesso edilizio va ricercata nella sua storia, sommariamente riassunta nei paragrafi precedenti, nel suo lento divenire, nello stretto legame con le fasi storiche che ne hanno cambiato completamente il senso, la sua funzione, il suo ruolo in un contesto sociale fatto di popolazioni povere e estremamente arretrate. Pertanto l’intervento che si propone è teso a ricercare l’autenticità non nella riproduzione dell’origine, e quindi identificarsi con essa, ma nella molteplicità delle sue origini che hanno contrassegnato la storia del complesso edilizio della villa, quindi nella molteplicità delle autenticità.
Questo intervento si configura pertanto come un intervento conservativo, in quanto la conservazione comporta un attenta e continua considerazione e lettura dell’esistente così come si presenta, in tutti i tempi e in tutte le sua forme, ma si configura anche come un intervento di riuso in un complesso edilizio ormai “deprezzato”, uscito fuori, ormai da decenni, dal “circuito produttivo” e che risulta ormai irrimediabilmente “svuotato”, avendo perduto ogni interesse economico. Questo progetto ha il merito di riportare attenzione sul complesso edilizio della villa, attribuendogli un nuovo ruolo (più funzioni specifiche che nel loro insieme dialogano perfettamente), reimmettendolo nuovamente in un circuito che in questa fase storica è quello culturale, della valorizzazione e divulgazione delle risorse ambientale del territorio.

L’intero complesso viene diviso funzionalmente in tre lotti funzionali (o blocchi), strettamente correlati, che nel loro insieme consentono al complesso di ritrovare la sua organicità e funzionalità:
a) Laboratorio di Educazione Ambientale (LEA), lotto A, che occupa l’intero blocco est, il vecchio mulino per olio e il locale sovrastante, oggetto del primo lotto esecutivo di € 550.000,00;
b) La Foresteria, lotto B, da realizzare all’interno del blocco longitudinale;
c) Uffici e biblioteca, lotto C, da realizzare nel blocco ovest.

Laboratorio di Educazione Ambientale (LEA)

Il LEA dovrà essere il cuore pulsante dell’intero progetto di recupero della villa: esso dovrà svolgere un’attività essenzialmente di formazione. Alla funzione espositiva, legata alla didattica scolastica o alla semplice visita di piacere, verranno destinati i due locali posti al piano terra del blocco, con diretto accesso dal cortile, e il mulino completamente recuperato anche nella sua funzionalità a scopo dimostrativo per la molitura a freddo delle olive (metodo che a differenza di quello a caldo consente di mantenere inalterati alcune importanti proprietà dell’olio – metodo oggi in disuso nei moderni frantoi), uniti in un unico percorso espositivo e dimostrativo, si affianca una attività culturale con la doppia finalità di recupero della memoria storica, economica e antropologica di una società rurale non più esistente, e di approfondimento tematico sui metodi dell’agricoltura e zootecnia biologica, per la quale attività sono stati destinati gli ambienti posti al primo e al secondo piano del blocco, con uffici, direzione e archivio per la gestione e amministrazione del LEA, e la sala conferenze a cui è stato destinato il locale posto sopra il frantoio.
L’intervento è stato finanziato dalla Regione Lazio nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro con il Ministero dell’Ambiente (APQ8) per una somma di € 550.000,00
L’intervento è stato eseguito dalla ditta Cricchi Costruzioni di Antrodoco ed è terminato in data 30.07.2005.

Foresteria

A supporto delle attività del LEA l’intero blocco longitudinale della villa, ad esclusione della chiesa e della annessa sagrestia che verranno ristrutturate e manterranno la destinazione attuale, verrà destinato ad una funzione di foresteria.
Si tratta del blocco che più di ogni altro, dell’intero complesso edilizio, ha subìto trasformazioni e aggiunte rispetto all’originario organismo. In particolare, tutto il volume costituito dalla grande cantina, al piano terra, e dall’ultima abitazione del fattore dell’azienda agricola, al primo piano, il forno con il lavatoio, il bel portico ad arco in mattoni (di forma semi ellittica), al piano terra, e la veranda con pilastri in mattoni, al primo piano, sono state certamente delle aggiunte fatte in periodi successivi rispetto all’organismo centrale che comprende anche la chiesa.
La nuova distribuzione prevede::
1. una sala per banchetti (40 coperti) localizzata nei due locali posti al piano terra, (legnaia e caciara), alla sinistra della chiesa, che verranno unite dall’apertura di un varco che verrà realizzato sulla parete portante in comune ai due ambienti;
2. una cucina localizzata nel locale forno e lavatoio, comunicante con la sala banchetti attraverso l’apertura di una porta nella parete divisoria;
3. in tutti i locali posti al primo piano ai lati della chiesa e l’abitazione del fattore sopra la grande cantina, sul fronte sud del blocco, verranno trasformati in camere da letto per una capienza complessiva di 12 posti letto;
4. l’ingresso alla foresteria che verrà realizzato sul fronte sud attraverso la costruzione di un volume addossato al portico.
Il riuso degli spazi esistenti insieme alla realizzazione del nuovo volume, consente di caratterizzare, al livello di piano terra, un intero settore del blocco e allo stesso tempo permette di attraversarlo trasversalmente mettendo in comunicazione diretta l’ampio spazio del cortile a nord e l’area a sud del complesso edilizio della villa.
L’intervento è stato finanziato dalla Regione Lazio attraverso il Docup 2000/2006 Ob. 2 con fondi FESR per una somma di € 769.500,00 e con fondi di bilancio della Comunità Montana zona XX dei Monti Sabini per € 85.500,00
L’intervento è in fase di esecuzione dalla ditta De Feo Antonio di Roma.

Uffici e biblioteca

Il terzo lotto è rappresentato dall’edificio dove era ubicato l’ufficio amministrativo e l’archivio (completamente perso) dell’azienda agricola, motore economico della Fondazione G.N. Pepoli.
• Esso è l’edificio che insieme alla chiesa presenta una maggiore qualità architettonica rispetto al resto di edifici del complesso della villa.
Il piano terra è in gran parte occupato dalla cantina dove sono ancora presenti le grandi botti del vino. Vi si accede dal cortile attraverso un portone di legno, riquadrato con stangoni in pietra. Il pavimento, in pendenza, è in selciato. L’asse è segnato da un canalino realizzato in cotto che confluisce nel fognolo posto nel punto di incrocio degli assi delle due stanze che compongono la cantina (questo per consentire un facile deflusso dall’acqua di lavaggio delle botti). Il primo piano è caratterizzato da tre grandi ambienti: nel primo vi si accede esclusivamente dal vano scala ed è isolato rispetto al resto del piano; gli altri due sono separati da un corridoio rettilineo che parte dal vano scala. La stanza a sud è di pregevole finitura: il soffitto è realizzato con un cassettonato in legno riccamente modellato. Il resto del piano è occupato da un cucina con camino e un piccolo corridoio che rappresenta l’unica possibilità per accedere alle stanze del blocco longitudinale. Il secondo piano è caratterizzato da grandi stanze utilizzate come locali di sgombro. Dal pianerottolo del secondo piano, salendo un piccola scala a chiocciola, si giunge sul torrino da cui si gode uno spettacolare panorama.
E’ stata inoltrata alla Regione Lazio la richiesta di finanziamento nell’ambito del Docup 2000/2006 Ob. 2 per una somma di € 548.500,00 a completamento dell’intero intervento di recupero e restauro conservativo del complesso edilizio di “Villa Pepoli”.