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Cultura / Arte
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POESIA DIALETTALE: GIUSEPPE COCCIA
Di umile famiglia e, come moltissimi altri in quegli anni, poco più che analfabeta, seppe essere interprete autentico dell’animo popolare dell’epoca, componendo odi e sonetti. Testimonianza dell’apprezzamento della sua poesia si trova ancora oggi nelle due raccolte edite rispettivamente nel 1908 e nel 1934. Dalla professione esercitata, fu infatti calzolaio, ereditò il nomignolo di “Pecione” con il quale tuttora viene ricordato. Tra i suoi componimenti più apprezzati sono: “Ninna nanna” e “Sabina”. L’esperienza poetica di “Pecione”, accanto alla concomitante presenza di una Società filarmonica denota una discreta vivacità culturale nel paese e la esistenza di un vero e proprio polo attorno al quale è cresciuta ed è maturata la coscienza popolare della comunità Poggiomoianese. Nell’anno 2000 il Comune di Poggio Moiano ha dato alle stampe una ristampa delle poesie di Pecione tradotte e commentate da Luigi Melilli. Giuseppe Coccia detto Pecione nacque a Poggio Moiano il 3 aprile 1882 dove morì la sera del 27 ottobre 1934. Di umili origini, il padre Costantino è bracciante e la madre Ananmaria Renzi contadina; Giuseppe soffre gli anni della fanciullezza per la morte della madre avvenuta il 6 febbraio 1889. Impara presto il mestiere del calzolaio che esercita per tutto l’arco della sua breve vita. Conosce Palma Cicolani che sposerà il 13 settembre 1901. Dalla loro unione nasceranno Vincenzo, Costantino, Carlo, Anna Maria, Nerio, Sauro detto Gino e Torquato Otello. A diciannove anni è ancora analfabeta. Decide di imparare a leggere e scrivere e lo farà tardi e da solo, rubando il tempo al sonno senza sottrarre minuti preziosi alla giornata di lavoro e alla famiglia. Da una poesia in lingua Ad un tenente si desume che Giuseppe Coccia prestò servizio di leva.