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Cultura / Chiese, abbazie, conventi, monasteri
Cultura / Chiese, abbazie, conventi, monasteri
CHIESA DI SANTA VITTORIA

Connessa strettamente con la città di Trebula è la bella chiesa romanica di Santa Vittoria. La diffusione del culto della santa è molto antico e risale al IV-V secolo. A questo culto va probabilmente collegata la piccola catacomba che si trova in parte al di sotto della torre campanaria e che si estende poi, per mezzo di uno stretto cunicolo, verso l’altura che sovrasta l’edificio religioso. La tradizione vuole poi che come sepoltura della santa sia stato utilizzato un sarcofago strigilato, conservato all’ingresso della catacomba. Ai margini della navata centrale esiste un pozzo le cui acque sono ritenute, a livello di religione popolare, salutifere. Secondo la tradizione, nel secolo X le reliquie della martire sono state trasportate nel Piceno ad opera dei monaci di Farfa, per santificare il nuovo insediamento fondato sul monte Matenano poco dopo essere sfuggiti alle bande saracene e dedicato alla stessa Vittoria. La chiesa di Santa Vittoria appartenne ai vescovi di Sabina, per passare poi sotto la giurisdizione della diocesi di Rieti nel XII secolo, quando fu ampiamente restaurata e ristrutturata per impulso del vescovo Dodone, come attestato da due epigrafi ancor oggi murate all’interno dell’edificio religioso. Nella costruzione della chiesa di Santa Vittoria e della torre campanaria sono stati reimpiegati un gran numero di materiali, elementi architettonici, inscrizioni ed altro, recuperati dalle rovine della città romana, in gran parte sistemati anche sullo spiazzo antistante la chiesa.



CONVENTO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Il complesso monastico di Santa Maria delle Grazie fu fondato nel 1479 da Raimondo Orsini, duca di Gravina e conte di Nerola, con l’approvazione del pontefice Sisto IV. Il convento fu inizialmente affidato alle cure del beato Amadeo Menezes da Silva ed alla congregazione degli Amadeiti da lui istituita. Nel 1566 Pio V soppresse l’ordine ed il convento fu affidato ai francescani della provincia romana. Nella chiesa è venerata l’immagine della Madonna delle Grazie, secondo la tradizione donata da Raimondo Orsini al nuovo santuario.



ABBAZIA DI SANTA MARIA DEL PIANO

Tra Orvinio e Pozzaglia si trovano i resti di quella che fu una importante abbazia benedettina, s. Maria del Piano. L'antica struttura, ormai abbandonata da anni, conserva ancora in parte nelle strutture materiali traccia dello splendore di un tempo. La chiesa a croce latina con navata unica presenta una facciata a capanna, l'abside semicircolare sopraelevata, un transetto che aveva anticamente le volte a crociera e la torre campanaria. Nelle apparecchiature murarie sono stati riutilizzati moltissimi materiali di spoglio di età romana, prelevati anche in questo caso da monumenti funerari di particolare monumentalità. La chiesa è stata più volte rimaneggiata e restaurata ma il suo primo impianto dovrebbe risalire intorno all'XI secolo, anche se una leggenda, inaccettabile, vuole farla risalire all'VIII o IX secolo eretta come ex-voto da Carlomagno per una vittoria riportata sui saraceni, che non ha lasciato nessuna traccia nelle fonti scritte. L'abbazia perse gran parte della sua importanza sul finire del medioevo e fu abbandonata dai monaci ob aevi gravitatem et redituum diminutionem. Restò soltanto il beneficio ecclesiastico con i beni fondiari, che alla fine del Cinquecento consistevano in appena settanta rubbia di terreni seminativi suddivisi in diciannove appezzamenti, da un minimo di un rubbio ad un massimo di dodici, in sette prati falciativi per complessive nove falciate e mezzo e due vigne.



CHIESA DI SAN MARTINO

Una "sentinella del passato" possiamo ammirare in perfetta armonia con la natura circostante: a circa 1 km dal centro abitato, infatti sorge una piccola ma graziosa chiesa rurale, la Chiesa di San Martino. Essa sembra risalire al X secolo, secondo la citazione presente in un documento del 1343, e vi era annesso un romitorio benedettino. La facciata e' stata realizzata con pietra locale: è a capanna, con lo spiovente sinistro occupato dal piccolo campanile a due fornici con archi a sesto pieno. Da notare sono i bassorilievi e i fregi, forse provenienti dalla vicina Trebula Mutuesca: un architrave di tomba in due blocchi adornati di rose e bucrani, sotto un'epigrafe di età repubblicana. Il bucranio è la testa di bove scarnita ornata con nastri e ghirlande, così come venivano preparate le vittime sacrificali.
A proposito di sacrifici, all'interno della chiesa vi è un altro residuo del mondo classico: un contenitore in pietra in cui veniva versato il sangue della vittima. Possiamo ancora osservare due frammenti di lacunari a superficie curva appartenenti ad una tomba, un lacunare di un fiore a quattro petali, frammenti di fregi girali. Superiormente vi è un rosone in pietra: la luce che penetra da lì va a finire sull'altare. L'interno è una navata unica con absite semicircolare: c'è un dipinto raffigurante San Martino e uno raffigurante Sant'Antonio Abate, fatti realizzare per un voto nel 1556. La chiesa è stata restaurata nel 1972 ed è ora in buone condizioni.
Essa presenta delle notevoli analogie con la vicina chiesa di Santa Vittoria (Monteleone Sabino) e quella di Santa Maria del Piano (Orvinio).



CHIESA DI SANTA MARIA DEL COLLE

La chiesa di Santa Maria del Colle secondo la tradizione è ritenuta una delle prime chiese fondate in Sabina. L'odierna chiesa ha caratteri medievali (1200) ma sembra costruita su una chiesa preesistente. La semplice ed elegante facciata romanica presenta la singolarità del portale sormontato da una edicola sorretta da colonnine su mensoloni. Nei fianchi dell'edificio si aprono finestrine a feritoia. Internamente la chiesa è ad una sola navata e contiene pregevoli affreschi, con un pulpito dalle primitive forme. L'interno dell'edificio religioso è tutto decorato di affreschi votivi che vanno dal secolo XIII al secolo XVI. Ricorderemo il frammento di Annunciazione di Scuola Romana duecentesca, la Crocifissione sopra la porta, di un buon pittore locale seneseggiante del Trecento, e un S. Giorgio quattrocentesco. Distrutta la decorazione dell'arco e della conca absidali rappresentante Dio Padre tra Angeli, l'Annunciazione, l'Incoronazione della Vergine Assunta e gli Apostoli (1580); si poteva attribuire ad un pittore reatino: Panfilo Carnassali. Interessante anche il pergamo adorno di pitture, oggi distaccate.