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Storia / Storia dei centri abitati
Storia / Storia dei centri abitati
STORIA DI PONTICELLI SABINO
La fondazione del castello di Ponticelli è abbastanza preco­ce. La prima attestazione risale infatti al 1059, anche se la pertinentia de Ponticello compare già nel 1052, facendo prefigu­rare come ben più antica l'origine dl castello. Nella stessa zona Farfa aveva cosicui interessi, tra i quali la chiesa di s. Barba­ra In Ponticillo, riconfermata nel 1118 dall'imperatore Enrico V al monastero Sabino. Nel 1198 la quarta parte del castello di Ponticelli era in possesso di Farfa, anche se non sono note le mdalità di acquisi­zione di questa quota di cosignoria castrense che l'abbazia mantenne fin sullo scorcio del XIII secolo, forse ampliandola di una ulteriore quota, quando nel 1292 i tre quarti della rocca e del castello furono venduti dal suo enfiteuta, Pelavicino del fu Berardo da Ponticelli, al cardinal Giovanni Boccamazza, vescovo di Tuscolo, per 22.500 fiorini d'oro. La parte restante doveva appartenre a signori locali, dato che ancora nel tardo Trecento una sesta parte di Ponticelli apparteneva ai signori di Canemorto, uno dei quali, Ludovico, la rivendette ai principi Antonio e Giacomo de Romania.
Alla fine del secolo una ulteriore quota dei Canemorto, un terzo, fu vendu­ta al bolognese Bartolomeo Crapa, che l'anno successivo la cedet­te a Cinzio da Paterno. Nel 1410 fu la volta di Antonello del fu Cecco Boccamazza a cedere a Francesco Orsini un quarto del ca­stello. Gli Orsini completarono l'acquisizione totale del castel­lo nel 1431, comprando le quote del figlio di Cinzio e dei Canemorto. Il castello restò agli Orsini fino al 1644, quando nell'ambito di una più complessa vendita, passà a Taddeo Barberi­ni. Con la riorganizzazione dello stato della Chiesa Ponticelli restò luogo baronale, con 302 abitanti, fino al 18 dicembre del 1817, quando il principe don Maffeo Barberini Colonna di Sciarra rinunciò ai suoi diritti feudali sul castello. Divenuto appodiato di Scandriglia, Ponticelli alla metà dell'Ottocento conservava ancora le mura castellane, definite «fortissime» , e parte della rocca, ormai semidiruta.
Molto ridotta l'organizzazione commerciale, un forno ed una rivendita di sali e tabacchi, due mole da grano, l'una di Filonardi, l'altra di Tregnoli; tre i carretti ed un calzolaio. 324 gli abitanti nel 1853, dei quali 24 vivevano in campagna, 71 le famiglie, altrettante le abitazioni, la chiesa arcipretale era dedicata all'Assunta, mentre la chiesa suburbana di s. Maria del Colle, era ancora «di gotica forma, e con belli affreschi». In questa chiesetta, ad unica nave, gli affreschi occupano ancor oggi una vasta porzione della parete destra, segmentati dall'inserimento di un pulpito. Questo ciclo pittorico, all'in­terno del quale sono riconoscibili nel registro superiore un angelo annunziante, in quello inferiore, partito da una fascia color rosso mattone, con riquadrature bianche e da un nastro pieghettato, un frammento di una discesa al limbo. Alcune scritte con nomi di santi indicano la presenza di una serie di immagini andate distrutte. Il ciclo, inquadrabile cronologicamente nel primo Trecento, mostra la persistenza di modelli culturali che affondano le loro radici nel Duecento, attardamento culturale caratteristico dell'area romano-laziale.