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Storia / Storia dei centri abitati
Storia / Storia dei centri abitati
STORIA DI COLLELUNGO SABINO
Il toponimo "Collelungo" è molto comune, fatto questo che rende arduo ed arrischiato proporre identificazioni certe, in particolare quando gli elementi a disposizione sono vaghi e non univoci. Nel caso di Collelungo infatti nessuna delle citazioni contenute nelle carte farfensi si riferisce, contariamente a quanto continuamente asserito, all'insediamento attuale, le cui origini pertanto sembrano destinate a restare nell'ombra. Le prime notizie certe di Collelungo compaiono soltanto nel XIV secolo nelle liste del sale del comune di Roma e nel registro delle chiese della diocesi di Sabina del 1343, che mostra la presenza nel suo territorio di numerose chiese e cappelle, soggette però alla già citata chiesa di s. Angelo, che era arcipresbiterale. Nessuna notizia però su chi fossero i signori del castrum fino agli inizi dl 1400, quando si riesce a ricostruire, anche se soltanto parzialmente, la suddivisione delle quote di cosignoria castrense che erano ripartite tra i Sanguigni ed i Mareri. Nel 1427, Branco Sanguigni ne vendette un sesto, del quale un diciottesimo spettante ai Mareri, a Francesco Savelli, che, nel 1445, la rivendette agli Orsini, che sembrano essere gli altri condomini del castello, dato che nel 1480 ne risultano unici signori. La famiglia baronale romana mantenne il possesso di Collelungo fino al 1604, quando il castello sabino fu incamerato. Al momento della definitiva riorganizzazione dello stato della chiesa nel 1817, Collelungo, che contava 293 abitanti. Nel 1816 era stato incluso nel distretto di Poggio Mirteto come appodiato di Poggio San Lorenzo, poi nel distretto di Rieti e appodiato di Monteleone. Successivamente divenne apodiato di Casaprota. Nel 1853 351 erano gli abitanti, 15 dei quali abitavano in campagna, a formare 80 famiglie che occupavano 79 abitazioni. La chiesa parrocchiale era intitolata alla Madonna della Neve, mentre il patrono era s. Clemente papa, la festa cui era celebrata con gran pompa. Vicino al paese c'era una chiesa dedicata al pontefice, eretta secondo la tradizione sui resti della villa di Faustino, suo genitore. Nel paese c'erano due negozianti di generi diversi, un orzaiuolo, un calzolaio, tre ebanisti, un sarto, uno sediaro, uno stracciarolo e ben 18 crivellari. L'unica mola a grano apparteneva ai Filippi.