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Spiritualità / I Santi di Ponticelli
Spiritualità / I Santi di Ponticelli
San Carlo Marchionne da Sezze (1613 - 1670)




Nacque a Sezze (Latina) il 19 ottobre 1613 da Ruggero Melchiori (o Marchionne) e Antonia Maccione, contadini. Giancarlo (questo il suo nome di battesimo) ricevette questo sacramento il 22 dello stesso mese, come risulta dall'unico registro contemporaneo esistente tuttora presso la cattedrale di S. Maria. Dovette sospendere gli studi elementari: fece il pastore e poi il contadino. Contro il parere dei genitori e dei parenti che lo avrebbero voluto sacerdote, preferì, per spirito di umiltà, rendersi religioso converso. Entrò nel convento dei Frati Minori di Nazzano il 18 maggio 1635. Risedette successivamente nei conventi di S. Maria Seconda in Morlupo, di S. Maria delle Grazie in Ponticelli, di S. Francesco in Palestrina, di S. Pietro in Carpineto Romano, di S. Pietro in Montorio e di S. Francesco a Ripa in Roma. Tra il 1640 e il 1642 dimorò per breve tempo nei conventi di S. Giovanni Battista al Piglio e in quello di S. Francesco in Castelgandolfo. Giunto a Ponticelli Sabino (Rieti) nel 1637 per la questua dell’olio rimase deluso dal pessimo stato di conservazione del Santuario tanto da pregare di non dovervi rimanere a lungo. Al contrario l’obbedienza lo destinò a questo convento dove rimase per un solo anno (1637-1638). A Ponticelli svolse mansioni di cuoco e di ortolano e scrisse il secondo libro della sua autobiografia. Frate Carlo pur “sapendo poco scrivere e malamente leggere” compose per divina illuminazione 10 volumi di ascetica e mistica. Carlo ebbe da Dio doni straordinari, tra i quali, in particolare, quelli del consiglio e della scienza infusa. Laici, sacerdoti, religiosi, vescovi, cardinali e pontefici si giovarono dell'opera del Frate di Sezze. In una mattina dell’ottobre 1648 mentre il frate ascoltava la Messa nella Chiesa di S. Giuseppe a Capo le Case in Roma, proprio al momento dell'elevazione un raggio luminoso partito dall'Ostia Santa lo ferì al cuore. Colpito da malattia morì il 6 gennaio 1670 nel convento di San Francesco a Ripa in Roma. Sul petto di Carlo, nel punto in cui il Signore gli inflisse la ferita d’amore, cominciò ad apparire dopo la morte una stigma a forma di croce. Il fenomeno fu riconosciuto di origine soprannaturale da un’apposita commissione medica e fu addotto come uno dei due miracoli richiesti per la beatificazione. Frate Carlo operò molti miracoli, come guarigioni da infermità e moltiplicazione di cibo. Clemente XIV dichiarò l'eroicità delle virtù il 14 giugno 1772; Leone XIII lo beatificò il 22 gennaio 1882, e Giovanni XXIII lo canonizzò il 12 aprile 1959. Il corpo di San Carlo da Sezze, rivestito da un saio è visibile, dal 1882, all’altare della cappella della Pietà o Mattei di S. Francesco d’Assisi a Ripa Grande. Il cuore, sempre nella chiesa, è in un reliquiario nel Santuario di S. Francesco. Così il M.R. ci parla di questo Santo al 6 gennaio: “A Roma il natale di san Carlo da Sezze, Confessore, Fratello laico dell'Ordine dei Frati Minori, che il Papa Giovanni vigesimoterzo iscrisse nei fasti dei Santi”. La sua festa si celebra il giorno seguente a quello della morte per non farla coincidere con l’Epifania. (a.d.v.)