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Storia / Personaggi storici
Storia / Personaggi storici
LUCIO MUMMIO, MUMMIA ACAICA E GALBA




Ho notato che quando si parla di imperatori di origine sabina si nominano soltanto Vespasiano, Tito e Domiziano. In realtà questi non furono i soli imperatori di origine sabina, perché i primi imperatori erano tutti originari di questa terra! Appio Claudio (capostipite della famiglia Claudia) era originario della città sabina di Regillo, e tra gli imperatori della dinastia giulio -claudia figurano Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone. Molte persone della gens Claudia avevano come soprannome Nerone che (come ci dice Svetonio) in lingua sabina significa forte e valoroso. Dopo Nerone venne Galba, poi Otone, poi Vitellio. Sulla famiglia dei Vitelli così narra il celebre storico Svetonio: “Ci resta un opuscolo di Quinto Elogio, dedicato a Quinto Vitellio questore del divo Augusto, in cui si sostiene che i Vitelli, discesi da Fauno, re degli Aborigeni, e da Vitellia, venerata in molti luoghi come una divinità, avrebbero dominato su tutto il Lazio; che un loro ultimo ramo si sarebbe trasferito dalla Sabina a Roma e sarebbe stato accolto nel ramo senatorio…”. Dopo Vitellio vennero i Flavi, e dopo quest’ultimi andò al potere l’imperatore Nerva, nativo della città sabina di Narni. Anche diverse imperatrici erano sabine, come la scandalosa Poppea Sabina moglie di Nerone o Vivia Sabina, moglie di Traiano. La mamma dell’imperatore Galba si chiamava Mummia Acaica ed era la pronipote di Lucio Mummio, console nel 146. Lucio Mummio Acaico, vincitore nella guerra contro la Lega Achea (da ciò il suo cognomen) e distruttore di Corinto, era nativo di Trebula Mutuesca. Di Lucio Mummio ne parlano diversi scrittori antichi: le battaglie e le gesta in terra greca di questo abile generale sono raccontate ampiamente da Polibio, nelle sue Storie. Di Lucio Mummio diciamo solo che celebrò due trionfi per le spedizioni in Spagna (153 a.C.) e in Grecia (146). Durante il suo consolato domò appunto la ribellione della Lega Achea, che da allora fu sciolta e cessò di esistere. Dopo la vittoria compì un saccheggio sistematico di Corinto (prima della totale distruzione della città ordinata da un decreto senatoriale), e spedì grandi quantità di bottino in Italia. Molte statue oltre che a Roma furono portate anche a Trebula Mutuesca. Lo storico Polibio nel 170/69 fu nominato ipparco della lega achea. Dopo la sconfitta di Perseo, re di Macedonia, Polibio venne coinvolto nella repressione che colpì i sostenitori del re e tutti quelli che non si erano schierati apertamente con Roma; fu così portato a Roma insieme ad altri 1000 achei. Nel 150 i prigionieri achei ottennero la libertà. Dopo la distruzione di Corinto nel 146 Polibio si recò in Grecia e cercò di mediare tra i suoi concittadini e i vincitori romani. Degli antenati di Galba ci parla Svetonio nella sua opera “Vita dei Cesari”. Questo autore all’inizio di ogni “Vita” appunto si soffermava piuttosto a lungo sulle origini della famiglia di ciascuno. Così scrive Svetonio: “Da quest’ultimo Sulpicio discendono il nonno e il padre dell’imperatore Galba. Il nonno, segnalatosi più come studioso che per le cariche ricoperte (non andò infatti più in là della pretura), pubblicò un’opera storica ben congegnata e diligente. Il padre, dopo aver avuto il consolato, pur essendo di piccola statura, gobbo e dotato di modeste facoltà oratorie, esercitò attivamente l’avvocatura. Ebbe due mogli: prima Mummia Acaica, nipote di Catulo e pronipote di Lucio Mummio, il distruttore di Corinto; poi Livia Ocellina, bella oltre che ricchissima. Da Mummia Acaia gli erano nati due figli, Gaio e Servio. Gaio, il maggiore, lasciò Roma dopo aver sperperato i suoi averi e, poiché Tiberio gli aveva proibito di concorrere al proconsolato nell’anno in cui pure gli spettava di diritto, si suicidò”. L’imperatore Servio Galba nacque il 24 dicembre dell’anno 3 a.C. Sempre come ci racconta Svetonio “adottato dalla matrigna Livia Ocellina ne assunse il nome e il soprannome di Ocellare; cambiò pure il prenome, giacché prima di giungere al principato si faceva chiamare Lucio al posto di Servio”. Io personalmente apprezzo molto lo storico Svetonio, perché al contrario di certi storici sfacciatamente filoromani (come Tito Livio) non cerca di nascondere le origini sabine di molti re ed imperatori romani. L’imperatore Galba successe a Nerone. Godette della protezione di Augusto, Tiberio, Livia, Gaio e Claudio. Tra i comandi delle varie province che gli vennero affidati i più importanti furono quello della Germania Superiore, dove fu inviato da Gaio per ristabilire la disciplina dopo la rivolta di Lentulo Getulico, e quello della Spagna Tarragonese, dove trascorse otto anni durante il regno di Nerone. Sembra che sia stato onesto ma severo fino alla crudeltà. Nel 68 Vindice lo convinse ad impadronirsi del trono e, con l’aiuto della guardia del pretorio al comando di Ninfidio Sabino, l’impresa non fu difficile. Allo scopo di dare una rassicurante impressione di continuità dinastica adottò Lucio Calpurnio Pisone Liciniano, giovane di carattere e di lignaggio impeccabili (anche la Clapurnia era una famiglia originaria della Sabina). Ma tale decisione contrariò fortemente Otone, che in precedenza aveva sostenuto Galba e che aveva sperato nell’adozione, al punto che cominciò a organizzare una congiura fra le guardie pretoriane. Queste il 15 gennaio assassinarono tanto Galba quanto Pisone nel foro e ne portarono le teste a Otone che si trovava nel campo dei pretoriani. La sua politica economica improntata alla parsimonia, necessaria dopo le tante stravaganze di Nerone che dissestò le finanze dello stato romano, fu scambiata per tirchieria. Da notare che l’austerità, la frugalità, la laboriosità, la prodezza e la sobrietà sono da sempre le caratteristiche dei sabini. Galba, di nobili origini, scegliendo un uomo fuori della sua famiglia per farne l’erede designato, aveva sostenuto un principio nuovo e giusto: che il trono, cioè, dovesse andare al più meritevole, esattamente come la sua stessa elevazione per la prima volta aveva veduto il conferimento del principato ad un individuo che non apparteneva alla casa dei Giulii e dei Claudii. Egli fu anche il primo imperatore ad essere portato al potere dai propri legionari. (a.d.v.)